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Stefania Migliorati nata nel 1977 a Bergamo. Vive e lavora fra Bergamo e Berlino. Le sue opere e i suoi progetti sono indagini sulle tematiche legate ai concetti di spazio e di posizione, che comprendono diverse declinazioni di come questi termini possono essere applicati. Partendo dalla ricerca sullo spazio personale e geografico le sue opere conducono verso la realizzazione di un ambiente condiviso di interazione e partecipazione.

Stefania Migliorati, Die Undichte Stadt (The Permeable City) – Reichstag, Fine-Art Print Aquarell Torchon / stampa, 2012. Courtesy Stefania Migliorati.

Ormai è molto tempo che ti dividi fra Italia e Germania. Cosa ne pensi del mondo dell’arte contemporanea in Italia?

Se per mondo dell’arte intendiamo quello istituzionalizzato e riconosciuto, sia pubblico che privato, c’è ovviamente ancora molto da fare. Penso sia necessario rivederne le priorità e rimetterne al centro l’opera d’arte dalla quale poi i discorsi si sviluppano e l’artista rispettandone il percorso umano e professionale. Questo già in alcuni luoghi succede. Non è che non succede. E andando sul personale l’esperienza con la Bevilacqua La Masa quest’anno è stata esemplare. Queste realtà però soffrono perché svincolate dalla logica del riflesso. Mi spiego meglio. Vale a dire la logica per cui io vengo vista/o e riconosciuta/o se sto con qualcuno che è già conosciuta/o. È una logica sociale che oggi non appartiene solo al mondo dell’arte ma è condivisa. Non si esiste se non in riflesso all’altro. L’altro può essere addirittura un luogo. Tracciare in Facebook con selfie i luoghi visitati di nomea o i piatti al ristorante come per dire anch’io posso farlo. Anch’io ce l’ho fatta. Ricorda un po’ le foto dei migranti da ogni parte del mondo che mandavano a casa per far vedere la macchina grande nuova appena comprata quando poi vivevano in condizioni molto difficili. Il mondo dell’arte può essere una “fotografia” in cui tentiamo di dimostrare che anche noi ce l’abbiamo fatta.

Stefania Migliorati, Domestic Geographies – Marta , Fine-Art Print Aquarell Torchon / stampa, 2013. Courtesy Stefania Migliorati.

Da artista italiana, quali pensi che sono le opportunità per gli artisti emergenti all’estero?

Molte ma è un percorso lungo e difficile perché richiede di affrontare processi di integrazione, se parliamo ovviamente di occasioni che hanno poi un riscontro continuativo per cui richiedono una presenza piuttosto regolare sul territorio e una costanza delle relazioni. Le residenze artistiche all’estero sono delle esperienze professionali molto importanti soprattutto dal punto di vista creativo ma raramente si trasformano in turn over, in una svolta o in una soluzione permanente. Parlando quindi di quello che conosco e vale a dire la Germania, se si ha voglia di imparare il tedesco e investire qualche anno nel capire come funzionino le cose, ci sono molti programmi statali, associazioni d’artisti e gallerie comunali che sostengono gli artisti. Capire anche alcuni concetti che stanno dietro all’operare di queste istituzioni penso sia importante per un artista emergente. Ad esempio da un paio d’anni hanno stabilito che ad un artista per esporre il proprio lavoro deve essere pagato un compenso minimo di 250 euro. So che in Italia può suonare fantascientifico. Ma si tratta di questo. Sapere che è possibile.

Stefania Migliorati, Infiltrations, corda, 173 x 200 x 2 cm, 2011, lavoro menzionato al Talent Prize 2013. Courtesy Stefania Migliorati.

Parlando del tuo lavoro, quale è la poetica dietro alle tue opere? È importante per te coinvolgere “l’altro” nella tua ricerca?

Cerco di capire come viviamo. Per questo mi interessano molto le città, gli spazi condivisi, le socialità e le relazioni. Il mio lavoro coinvolge l’altro spesso, anche solo come soggetto di ricerca, ma non sempre in modo partecipativo. Dipende dal progetto e dagli obiettivi. Analizzare gli spazi urbani e pubblici mi permette di provare a capire quali sono i margini d’azione in cui socialmente possiamo muoverci ed eventualmente avviare attraverso l’opera discorsi di denuncia. Quello che mi interessa fare è un lavoro critico che si esprima attraverso un linguaggio visuale. Ad esempio con l’installazione Infiltrazioni ho ricordato il colore del passaporto Nansen utilizzato per gli apolidi negli anni 20 e come lo spostamento di persone da un posto all’altro crei delle fratture a livello sociale ma allo stesso tempo delle occasioni per reinventarsi. Con la serie di disegni e fotografie DaySleepers ritraggo persone che si addormentano nello spazio pubblico durante il giorno. Questo avviene più facilmente in alcune società più che in altre. L’ho notato a Pechino in residenza nel 2012. È molto comune vedere in un angolo qualsiasi, su una superficie qualunque, dormire qualcuno e da solo.

Stefania Migliorati, Day Sleepers, stampa (serie di 21 pezzi), 11 x 16,5 cm cad., 2012. Courtesy Stefania Migliorati.

A quale progetto stai lavorando attualmente?

Tanti. È un periodo creativo. Anche perché non ho scadenze particolarmente impegnative in questo momento per cui posso dedicarmi con concentrazione alla produzione. Te ne racconto uno a lungo termine: è una serie di video girati nello spazio pubblico che ritraggono azioni inaspettate e che hanno a che fare con la libera espressione delle persone che le compiono e del loro rapporto di appartenenza con lo spazio urbano. Le ritengo azioni che rispecchiano il loro tempo e danno una misura dei limiti in cui viviamo, delle regole che ci governano, di quello che ci è concesso o non concesso fare. Più documentazioni raccolgo e più mi rendo conto, ovviamente in una visione del tutto parziale perché non posso essere ovunque e sempre, che alcuni gruppi sociali non compaiono e che anche in questo caso il genere, l’età e la provenienza hanno un ruolo incisivo anche solo nell’immaginarsi a compiere alcune azioni nello spazio pubblico. Ha a che fare di nuovo con il posizionamento, vale a dire dove mi posiziono io o vengo posizionata/o nel contesto sociale. Ma la ricerca è ancora in corso.

Stefania Migliorati, In 4 Steps, Matita su carta, 15 x 21cm, 2014. Courtesy Stefania Migliorati.

Quali sono un’opera e un’artista che ti sta particolarmente a cuore e perché?

Pierre Huyghe, Streamside Day del 2003.  Per la capacità di far diventare l’opera d’arte un’esperienza, per far rivivere immaginari condivisi e saperne inventare di nuovi, per il rispetto nella ricerca sia verso le persone che il contesto.

Se dovessi riassumerti in due parole quali useresti?

Articolata e indipendente.

Se non avessi fatto l’artista saresti stata una…

Editrice. La letteratura è una grande passione.

Progetti  per il futuro?

Sono a New York fino a dicembre per raccogliere materiali per le nuove produzioni.

Stefania Migliorati, I Lost My Keys, installazione site specific, Refugium 2 – Galerie Weisser Elefant, Berlin, gesso, chiavi, 2010. Courtesy Stefania Migliorati.

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